Vivere Cagliari

Affascinante, poetico, commovente: il blog vi augura una buona domenica così, con questo splendido cortometraggio di Enrico Spanu "Vivere Cagliari(aria, acqua, terra, fuoco)"
Buona visione e...AD MAIORA!


Non è un film



Mannoia, Frankie Hi Nrg e Natty Fred : il rap ''Non è un film'' con un brano inedito tratto dall'album "Sud" in uscita il prossimo 24 gennaio. 
Buon ascolto e AD MAIORA!
Che ci fanno un Babbo Natale Rosso e un Babbo Natale Verde in giro per Cagliari?
Il video della "Campagna 1x100" per una Mobilità Sostenibile... Natalizia!
Info: http://www.fb.com/campagna1x100

Presentato da: Associazione Pamoja Onlus
Prodotto da: Marrài a Fura
Ideato e realizzato da: inMediAzione
Con il contributo di: Regione Autonoma della Sardegna e Libreria Edumondo



AD MAIORA!

Il fantastico viaggio di Nino il neutrino

Grazie a un divertente cartone animato a cura dell'ufficio comunicazione dell'Istituto nazionale di fisica nucleare ci si può avventurare in un fantastico viaggio dal Sole alla Terra con un accompagnatore d’eccezione, un’inafferrabile particella prodotta dalla nostra stella durante reazioni nucleari che avvengono al suo interno: il neutrino che, lungo il tragitto, mostrerà gli effetti prodotti dalla forza debole.

AD MAIORA!

Birrificio nuragico

Il mio nuovo articolo per Nuok:
http://www.nuok.it/2011/12/casteddu-serata-a-tema-al-birrificio-nuragico-di-cagliari/
Buona lettura e...AD MAIORA!
 
Che ne direste se vi proponessero una serata a tema?
Noi abbiamo qualcosa di interessante da suggerirvi. Infatti oggi vi portiamo in un birrificio, ma non uno qualsiasi, un Birrificio Nuragico.
Curiosi di sapere di che si tratta?
Allora andiamo, ma prima di metterci in marcia…sapete tutti che cosa sono i nuraghi?
Nooo?!
Niente panico!
Rispieghiamo “il nuraghe” per chi era assente.
 
Nell’antica lingua sarda era chiamato “nuraxi” (si legge nurasci) che vuol dire “torre cava”, il nuraghe è un’armoniosa struttura di pietra a forma di tronco di cono che può raggiungere più di 12 metri di altezza, costruita con rocce di varie forme e dimensioni, sovrapposte e incastrate l’una sull’altra in modo concentrico e a secco cioè senza l’impiego di calce o altro collante. La civiltà nuragica, fiorita nell’età del bronzo (II millennio a.C.), ha lasciato in eredità all’isola più di 7000 di queste costruzioni megalitiche sparse un po’ su tutto il territorio a fare da “sentinelle della storia”.
 
Chiusa l’enciclopedia, siamo pronti ad immergerci nell’atmosfera del Birrificio Nuragico.
Inaugurato all’inizio dell’anno, è un ristorante e un <<brewpub>>, termine che indica le birrerie che si occupano dell’intero processo di fabbricazione del prodotto (brew in inglese significa fermentazione).
Appena arrivati, ci accomodiamo in uno dei tavoli in legno dell’ampia sala e prima di tuffarci nel menù, ci concediamo un po’ di tempo per osservare il design dell’ambiente (curato da Antonio Ambu): davanti a noi, dipinto sulla parete, un nuraghe verso il quale si avvicina con aria minacciosa una nave di pirati. Noi però ci sentiamo al sicuro, stasera siamo nel posto giusto! Nelle altre pareti, delicati fiori rosa su sfondo giallo si alternano a strutture in pietra e legno e a figure di valorosi guerrieri in miniatura,gli antichi bronzetti. Su un altro lato, riprodotta a dimensioni reali, la tomba dei giganti (monumento funerario dedicato alla sepoltura collettiva) di Dorgali, in provincia di Nuoro.
 
Non perdiamo altro tempo, è il momento di ordinare!
Si può cominciare con gli snacks spezza-fame come le patatine fritte, le mozzarelline impanate, gli arancini di riso.
Si passa poi al piatto forte: le pizze! E a questo punto, vi troverete davanti a una scelta difficile: pizza classica o pizza nuragica?
La varietà di proposte non vi aiuterà certo a prendere una decisione.
Dopo un lungo tira e molla tra noi e il menù, decidiamo di stare in tema e optiamo per la KARALIS, una pizza nuragica con pomodoro, mozzarella, cipolla e polpa di granchio.
In effetti, la nostra era quasi una scelta obbligata visto che Karalis è l’antico nome con cui veniva chiamata la città di Cagliari.
Per tutti coloro che non amano la pizza (esistono?), non disperate perché il ristorante propone diverse combinazioni di piatti di carne con contorni di verdure e patate al forno.
 
Questi però sono solo diversivi, anche se molto gustosi.
Il motivo principale per cui siamo qui è che siamo impazienti e curiosi di assaporare le specialità della casa.
Si tratta di due birre dai nomi apparentemente esotici (in realtà sono sardi) ed affascinanti: la MITZ AMMAY e la TZHURR.
MITZ che in sardo antico significa "fonte della madre", è una LAGER (a bassa fermentazione e media gradazione), una birra chiara dal sapore delicato.
Gusto deciso e colorazione ambrata invece per la TZHURR, termine sardo che significa "fonte del padre".
E' una birra a doppio malto (espressione che indica tutte le birre con grado alcolico superiore a 4) data dall'unione di 4 malti differenti, con gradazione alcolica di 6,5%, più alta rispetto alla Mitz che invece si ferma a 5,1%.
 
Entrambe sono prodotte artigianalmente con il metodo della bassa fermentazione (processo che consiste nella trasformazione del mosto zuccherino in liquido alcolico, la birra, attraverso l’aggiunta del lievito) cioè a una temperatura di 10-15 °C.
MITZ e TZHURR vengono attualmente realizzate ad Oliena (provincia di Nuoro) su ricetta del birrificio nuragico. Questo ancora per poco. Sono infatti in arrivo i due macchinari cha finora mancano all’appello, per consentire al pub di essere completamente indipendente e in grado di produrre in loco le proprie bevande.
 
Ci sono inoltre la birra DOLMEN prodotta artigianalmente dal Birrificio Dolmen di Uri (in provincia di Sassari), una PILS (la LAGER più diffusa, più corposa rispetto a unaLAGER normale) molto gustosa, con un grado alcolico del 5%, la MOINETTE una birra belga ad alta fermentazione (temperatura di 15-30 °C) con un grado alcolico di 8,5% e la BUFFALO, sempre originaria del Belgio.
 
La scelta dei nomi Mitz e Tzhurr deriva da una ricerca storica che va indietro nel tempo fino all’epoca pre-nuragica, quando in alcuni Paesi del mediterraneo, tra cui la Sardegna, si diffuse la cultura del vaso campaniforme. Che quei popoli cercassero le fonti d’acqua in modo da poter coltivare frumento, grano e altri cereali e che sapessero produrre con questi ingredienti la birra, da servire sui vasi campaniformi di terracotta, è un’ipotesi affascinante ma mai provata.
 
A noi piace pensare che i nostri antenati fossero degli intenditori buongustai e che grazie ai loro primi, immaginiamo rudimentali, esperimenti di produzione della birra, noi oggi possiamo riunirci intorno a un tavolo con gli amici e gustare in allegria la bevanda “bionda” più popolare al mondo.